Viviamo in un’epoca in cui la digitalizzazione non è più una novità: è diventata la nostra quotidianità. Oggi, l’accesso a informazioni e strumenti di comunicazione avviene attraverso un clic, senza la necessità di recarsi in una biblioteca per fare ricerca. Il web, con la sua vastità, è ormai la fonte di risposte per eccellenza. Ma la domanda che ci dovremmo porre è: quanto possiamo fidarci di ciò che troviamo online?
Internet ha dato a chiunque la possibilità di esprimersi liberamente, ma questa libertà ha anche dei risvolti inquietanti. Chiunque, senza alcun filtro, può pubblicare ciò che vuole. E i social media, da un lato strumenti di connessione, dall’altro amplificano questa libertà, permettendo a chiunque di diffondere informazioni senza alcuna garanzia di veridicità. L’algoritmo dei social media memorizza i nostri comportamenti e ci propone contenuti che sa catturare la nostra attenzione, contribuendo a creare bolle informative in cui ci imbattiamo solo in ciò che già crediamo.
Ma come possiamo essere sicuri che le informazioni che leggiamo siano corrette? Non esiste un “termometro” che misuri la veridicità di ciò che leggiamo. Ogni giorno ci troviamo di fronte a notizie false, manipolate o semplicemente errate, e spesso non ce ne accorgiamo finché il danno non è fatto. Le fake news, i contenuti manipolati e le informazioni errate stanno ridefinendo il nostro concetto di democrazia, minando la nostra capacità di prendere decisioni informate.
Non è la tecnologia in sé a essere colpevole, ma come viene sfruttata. La digitalizzazione è uno strumento che apparentemente ci offre libertà di espressione e accesso illimitato all’informazione. Ma dietro a questa facciata si nascondono interessi economici invisibili: chi sfrutta il digitale per guadagnare manipola le informazioni, alterandole in modo che possano influenzare le scelte delle persone. Questi contenuti non solo sono ingannevoli, ma sono anche costruiti in modo da avere un impatto emotivo: le persone, inconsapevoli, cadono nella rete di chi ha tutto l’interesse a manipolare le loro percezioni.
Le informazioni corrotte e manipolate non solo distorcono la realtà, ma creano anche divisioni. La digitalizzazione, pur offrendo opportunità di connessione, ha portato con sé una crescente disuguaglianza. Chi ha accesso alle ultime tecnologie può vivere una vita connessa, partecipando appieno alla società digitale, mentre chi non può permettersi questi strumenti è escluso, spesso ridotto a una sorta di “cittadino di seconda classe”. Questo divario crea frustrazione, invidia e un senso di impotenza in chi non può permettersi di seguire il ritmo della tecnologia.
La tecnologia, inoltre, ha anche un impatto sulla socializzazione. Nonostante consenta una comunicazione rapida e globale, la virtualità non può sostituire l’esperienza umana diretta. Le interazioni online sono spesso prive di quel calore e di quella profondità che solo un incontro faccia a faccia può offrire. Questo non significa che la tecnologia ostacoli completamente la socializzazione, ma che ha creato una nuova forma di interazione, che non è sempre soddisfacente a livello emotivo.
Un esempio evidente di come la digitalizzazione influisca negativamente sulla nostra percezione della realtà lo abbiamo vissuto durante la pandemia. La diffusione di fake news e teorie infondate ha alimentato paure e convinzioni erronee, creando fazioni contrapposte tra chi era favorevole e chi contrario ai vaccini. Internet, che dovrebbe essere una risorsa di conoscenza, è diventato il luogo in cui chiunque poteva trovare conferme per le proprie credenze, anche se queste erano infondate. Le informazioni manipolate hanno alimentato divisioni sociali e politiche, accentuando le disuguaglianze e minando la fiducia nelle istituzioni.
Questa situazione ha evidenziato un aspetto fondamentale della digitalizzazione: la libertà che essa offre non è mai totale, ma si scontra con i limiti imposti dai suoi stessi meccanismi. La tecnologia ci ha permesso di restare connessi in un periodo difficile, ma al contempo ha amplificato la disinformazione e l’isolamento, creando un mondo digitale che spesso riflette più le nostre paure che la realtà.
La domanda che dobbiamo porci è: siamo davvero più liberi grazie alla tecnologia, o siamo solo intrappolati in una rete che ci impone una realtà filtrata e manipolata? La digitalizzazione, con tutte le sue opportunità, ha cambiato il nostro modo di pensare, di comunicare e di interagire. Se da un lato ha permesso una connessione globale, dall’altro ha alimentato divisioni, disuguaglianze e un’erosione della fiducia.
Il futuro della democrazia digitale dipenderà dalla nostra capacità di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è manipolato. Dobbiamo imparare a utilizzare la tecnologia con consapevolezza, senza permettere che diventi il nostro unico punto di riferimento, e soprattutto senza permettere che qualcuno possa trarre vantaggio dalle nostre credenze e paure. La vera libertà non sta nell’avere accesso illimitato a informazioni, ma nel saperle valutare e contestualizzare con spirito critico, per non cadere nella trappola dell’inganno e della divisione.

